Il santificatore di Marcello Antelao recensione Elisabetta Bonaudi

Nei boschi di Gussago, a pochi chilometri da Brescia, viene rinvenuto il cadavere semicarbonizzato di una prostituta. Sul posto giungono il vicequestore aggiunto Remo Zamboni e l’antropologo forense Ermete Di Stefano.
La prima cosa che notano è l’insolita posizione del corpo che emula quella dell’uomo Vitruviano, mentre sul collo della vittima spicca un ciondolo votivo raffigurante S. Clemente. Ma non è tutto perché ispezionando la zona, Zamboni scopre delle lettere incise sui tronchi degli alberi che formano la parola Gehinnon.
All’inizio gli inquirenti brancolano nel buio, ma non passa molto tempo che il killer si rifà vivo e lascia dietro di sé una lunga scia di sangue.
Questo giustiziere uccide le sue vittime inscenando il martirio di Santi, traendo ispirazione da un antico testo risalente al tredicesimo secolo: la “Legenda Aurea ” di Jacopo da Varagine.
I media l’hanno soprannominato IL SANTIFICATORE.
Dopo accurate ricerche Di Stefano e Zamboni, scoprono che tutti gli omicidi sono collegati tra loro da trascorsi criminali avvenuti negli anni Novanta, dunque la chiave di svolta è sepolta nel passato.
“Il Santificatore” è un thriller psicologico dalle sfumature horror gotiche, stilisticamente stratificato e dal ritmo molto serrato.
L’ambientazione tetra ed elegante allo stesso tempo, suscita nel lettore molta curiosità, l’autore ci presenta i suoi luoghi d’origine ricchi di arte e storia dove sembra che il tempo si sia fermato.
Questo romanzo esercita un potere magnetico fin dalla prima pagina; la storia piuttosto intricata si intreccia con le vite di diversi personaggi a cominciare dal protagonista assoluto: il Santificatore una figura oscura e malvagia che rivelerà la sua vera natura solo alla fine.
E così si dimostrano interessanti gli altri protagonisti, capaci di coinvolgerci a tal punto nella loro indagine, di farci sentire parte della loro squadra investigativa.
Consiglio vivamente la lettura di questo libro a chi ama il romanzo crudo e diretto dove impera l’eterna lotta tra il bene e il male.

Marcello Antelao, classe 1981, vive in provincia di Brescia. Nel 2009 esordisce con il giallo storico “Whitechapel 1888” pubblicato da Silele edizioni. Nel luglio 2019 pubblica il romanzo fantastico “Sagome Visionarie” Argento Vivo edizioni con cui nel 2020 si è aggiudicato il Trofeo Cassiopea. “Il Santificatore” pubblicato da Arpeggio Libero Editrice (2022) è la prima indagine del vicequestore aggiunto Remo Zamboni.


Elisabetta Bonaudi

Oltre il buio di Jack Lion recensione di Elisabetta Bonaudi

“Oltre il buio” è una spaventosa traversata nelle tenebre che il lettore compie in compagnia di dieci originali e sconvolgenti racconti horror, dove la morte regna sovrana.
Lion, al suo esordio letterario, apre il sipario con la fiaba maledetta “Creature allucinanti. Qui il giovane violinista Russel, si ritrova nel suo vagabondare in una desolata e macabra boscaglia, circondato da esseri malvagi dall’aspetto mostruoso; dovrà fare ricorso a tutta la sua astuzia per cercare di sfuggire a un destino che sembra inevitabile.
In “Storia di un serial killer” viene delineata la figura di Mark, un uomo privo di scrupoli dal curriculum inimmaginabile che da perfetto criminale rinnegherà persino l’inferno.
In “Spauracchi assassini” il piccolo Sergey, ogni sera si ritrova solo nella sua cameretta a osservare impaurito la fila di pupazzi posti sullo scaffale di fronte; guidati da una forza maligna, questi fantocci inquietanti prenderanno vita e…
“I saltimbanchi della morte” narra di una giovane coppia di sposi: Frank e Julia, che diventano genitori di tre gemelli. In verità si tratta di tre ripugnanti mostriciattoli che da loro rifiutati, vengono affidati inizialmente alle cure non proprio “amorevoli ” della nonna; una volta cresciuti, troveranno rifugio in un vecchio Luna Park abbandonato, dove la loro sete di vendetta sarà implacabile.
In “Loro” due ragionieri comunali, Pixon e Nixon, trovano in alcune fatiscenti rovine della storica città, un fantomatico manoscritto contenente raccapriccianti segreti (viene proposto un bizzarro episodio realmente accaduto nel 1919).
In “Vecchie pietre” si parla di alieni.
Questa storia vera è successa nell’oscura Oma-Loma, nel cuore delle valli lomalifere, dove viene riportato un discorso registrato su audiocassetta tra il professor Artur Nolan, specialista in ipnosi e il signor “Jo” unico testimone dell’incontro ravvicinato con questi esseri ; il suo stato mentale ha subito delle gravi e irreversibili ripercussioni.
In “Lucy” Ernest, il nostro protagonista, una sera investe accidentalmente con la sua auto una gatta. Ma non una qualunque, infatti la misteriosa targhetta recante il nome Lucy sul collare del felino, rievocherà in lui un passato che credeva ormai dimenticato.
“La parte migliore “. Questo è in assoluto il mio preferito: si tratta di una novella in parte autobiografica, dove l’orrore e la poesia si intrecciano in un quadro narrativo dal quale è difficile scindere il certo dal fittizio; si arriva grazie alla sua straripante fantasia a un finale metafisico ultraterreno.
Per finire “Buio”. Cosa porta il quindicenne Kevin a un’ irresistibile sete di buio? Qual è il significato della presenza angosciosa delle cornacchie di Dark-Town?
Jack Lion sa scrivere storie spaventose ricche di contenuti grazie ai suoi personaggi così ben tratteggiati. Si parla di diversità e di emarginazione, creando il giusto punto d’incontro tra due mondi: l’onirico e il reale, dove in ogni episodio si perde il confine tra il possibile e l’impossibile, tra la follia e l’equilibrio.
La narrazione scorre fluida, il testo risulta accurato nei dettagli, molto buone le descrizioni tanto da assumere un carattere cinematografico.
In queste creature oggettivamente terrificanti, c’è dell’umano e di conseguenza troviamo anche una certa mostruosità in alcuni esseri umani: spesso quello che sembra non è!
In definitiva questa lettura è gratificante per chi desidera vivere un’avventura spettrale, garantendosi quella sana catarsi che solo il genere horror sa offrire.
Ognuno di noi ha paura di qualcosa, ciò che può spaventare me non spaventa voi e viceversa, ma di sicuro non vi lascerà indifferenti immergendovi per qualche ora fra le sue pagine.

Elisabetta Bonaudi

La belva di Garait di Mauro Zanetti, recensione di Elisabetta Bonaudi

Al questore di Trento, Fabrizio Gerola, viene fatta recapitare una lettera scritta a mano recante una data molto significativa in riferimento alla scomparsa di Sabrina e Chiara, due ragazzine dodicenni inghiottite nel nulla cinque anni prima.Tutto fa supporre che a scriverla sia stato il loro rapitore,  facendo così riaprire ufficialmente il caso rimasto irrisolto. Gerola e la sua squadra studiano attentamente un piano e organizzano nella massima riservatezza una caccia all’uomo che li conduce su indicazione dello stesso autore della lettera a Frassilongo, un paesino di montagna poco distante da Trento. Inaspettatamente l’uomo misterioso si palesa a loro, ma riesce scaltramente a fuggire nei boschi (che conosce come le sue tasche).Sembra solo più una questione di tempo,  ma nuovi e inquietanti scenari fanno emergere un’altra verità in un’ indagine ad alto rischio che trascinerà i nostri protagonisti in una spirale di violenza e crudeltà. “La belva di Garait” è un giallo intricato, incentrato sul senso di colpa, sul passato che ritorna più vivido che mai e dove regna l’illusione nell’omicida di farla franca. Il ritmo narrativo incalzante unitamente alla facilità di linguaggio, trascinano chi legge in una discesa graduale verso l’abisso più nero. I personaggi sono ben tratteggiati con i  loro pregi e difetti,  con quella normalità e voglia di ricercare la verità a tutti i costi. Incominciando dai gemelli De Vecchi: Antonio “lo sportivo” e Alessandro “il raffinato”, due investigatori privati che collaborano come consulenti con la polizia locale,  accanto a loro troviamo l’ispettore Michele Zanni,  un trentenne timido ma che si è affermato professionalmente grazie anche alla presenza indispensabile di Mara Petrosi, la poliziotta dallo sguardo severo e dall’intuito infallibile; infine lui Fabrizio Gerola, il questore a cui non sfugge mai niente, determinato a risolvere questo cold case che reclama giustizia una volta per tutte. Una storia attuale che racconta il MOSTRO di una piccola realtà di provincia, dove tutti si conoscono e non immaginano minimamente di aver per vicino di casa il carnefice. È proprio nella fragilità della mente umana in cui il bene e il male coesistono che si annida il peccato.Mauro Zanetti si è laureato in Storia del Trentino presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo “Vellutum, di seta e di altri intrecci ” per I.B.U.C edizioni. “Tracce Parallele” ha segnato nel 2021 il suo esordio con NULLA DIE,  seguito da “La belva di Garait”. Elisabetta Bonaudi 

Recensione di Riccardo Landini redatta da Elisabetta Bonaudi.

Certo che per Astore Rossi non c’è mai pace, guai in vista in questo quarto episodio, che tra addii e ritorni inattesi, lo vedono al centro di una nuova avventura dove nulla è lasciato al caso e tutto ha una spiegazione. Il nostro solitario restauratore di mobili, da poco diventato padre del piccolo Jacopo, cerca di riprendere in mano la sua vita dopo la burrascosa fine della relazione con Anthea; lui che ha sempre vissuto ai margini per celare un segreto che continua a persegiutarlo da anni ed è proprio da questo suo travagliato passato che tutto ha di nuovo inizio. Un “suo” biglietto da visita, trovato accanto al cadavere di Alessandro Cellini, sua vecchia conoscenza, lo accosta alla tragica morte di questi, malgrado ne sia completamente ignaro. Inquietanti e minacciosi avvertimenti, nonché la presenza di misteriosi figuri che gli gravitano attorno, lo costringono a fare chiarezza cercando di ricomporre il puzzle, ma il gioco si fa più duro del previsto e il mistero s’infittisce. Questo noir per le atmosfere cupe, ambientato tra la pianura Padana e l’Appennino bolognese, è ben congegnato perché non si riesce a capire da dove possa arrivare il pericolo ed è anche molto accattivante per la parte psicologica che caratterizza i personaggi: a partire dallo stesso Astore che nutre un certo sentimento di rimpianto nei confronti di suo figlio e dall’altra parte la forte attrazione per il lato estremo e oscuro del suo antagonista. Lo stile ineccepibile di Landini, la trama molto avvincente, l’intreccio interessante tra la ricerca della verità e la voglia di rivalsa, uniti ad un ritmo narrativo che segue la velocità degli eventi, ne fanno una storia trascinante e spietata che regala al lettore sorprese incredibili. La tensione è palpabile fin dall’inizio e tiene inchiodati alle pagine; se amate risolvere i rompicapi e cercate una narrazione fuori dai soliti schemi, questo è il thriller che fa per voi. Tengo inoltre a precisare che essendo il quarto libro su Astore Rossi, questo non implica necessariamente al lettore di seguire l’ordine cronologico perché lo scrittore fa un esauriente riepilogo degli avvenimenti accaduti in precedenza. Se però avete piacere di conoscere nei dettagli le sue avventure passate, vi consiglio tutta la raccolta: “Il giallo di via San Giorgio” (2019), “Il giallo della villa abbandonata” (2020) e “Il giallo del paese maledetto” (2021) tutti pubblicati da Newton Compton Editori.  Elisabetta Bonaudi 

“La vita sempre più tragicomica ” di Gabriele Giuliani… recensione di Elisabetta Bonaudi!

Gabriele Giuliani, autore versatile, sagace e ironico, dopo l’uscita nel 2019 della sua prima raccolta di racconti “La vita tragicomica “, torna in grande spolvero con quindici nuove storie bizzarre ma autentiche che vedono protagonisti gli eroi invisibili della nostra società, quelli che incontriamo tutti i giorni per le strade, considerati “gli eterni secondi ” ma che non rinunciano a lottare.
La surrealtà è l’elemento dominante nel libro, tratti tipicamente grotteschi nei suoi racconti rivelano gli aspetti contraddittori e inaspettati di una verità nascosta dentro l’apparenza, che contribuiscono a creare un senso di appartenenza comune, cosa che ho riscontrato nella sua prima storia “Il biglietto della lotteria “.
Qui viene narrata la vicenda di Giacomo Nardella, contabile per una ferramenta e sposato da vent’anni con Roberta, cassiera di un supermercato, che un giorno per caso compra un biglietto della lotteria e vince cinque milioni di euro.
Questo fatto inaspettato stravolgerà completamente la sua vita.
Se capitasse a voi una cosa del genere come reagireste?
Giuliani, stilisticamente parlando, fa riferimento ai grandi nomi della letteratura italiana come Pirandello, Calvino e Buzzati.
Leggendo tra le righe è quasi impossibile non porsi delle domande sugli aspetti più intimi dell’animo umano, quello che ho fatto subito dopo aver letto “La mia amata bicicletta rossa “, in cui il protagonista ripercorre con nostalgia passo dopo passo tutte le fasi più importanti della sua vita legate alla sua bicicletta; un racconto così poetico e struggente da aver immaginato Charlie Chaplin pedalare su quella amata bicicletta rossa.
La sua scrittura è lineare, precisa e fresca, capace di catturare sin dalla prima pagina l’attenzione del lettore: più che racconti li definirei piccoli capolavori letterari.
Lo stile inconfondibile, le tematiche espresse in modo così inusuale, l’uso della metafora pirandelliana sull’identità e la fuga da sé stessi e il saper fondere realtà, surrealtà e metanarrativa insieme, ossia parlare dei suoi libri all’interno del testo stesso, ne fanno un’opera unica nel suo genere.
Questi personaggi riescono persino a strapparci un sorriso ma, cosa ben più importante, ci fanno riflettere sulle loro e nostre problematiche esistenziali senza tuttavia deprimerci.
“La vita sempre più tragicomica ” è un libro che stupisce, quello che rileggerete e che porterete per sempre nel vostro cuore, perché in fondo la vita di ognuno di noi è tragicomica!
Gabriele Giuliani, romano, si è laureato in Scienze dell’Educazione, lavora nel campo della formazione e come editor, da poco ha aperto con alcuni soci un’agenzia letteraria. Attualmente vive in Umbria.
Per chi volesse approfondire la sua scrittura vi consiglio di leggere il suo primo romanzo “Il giorno prima delle nozze ” del 2018 (ripubblicato e disponibile ora solo su Amazon) a seguire la raccolta di racconti surreali “La vita tragicomica ” (Augh! Edizioni 2019), nel 2020 è uscito il suo secondo romanzo “Il palazzo dei sette portoni ” ( Bertoni editore) e infine nel 2021 la sua seconda antologia di racconti “La vita sempre più tragicomica ” (Augh! Edizioni).
Elisabetta Bonaudi

“Resta in noi ” di Stefania De Girolamo… recensione E.Bonaudi

“Resta in noi ” è un romanzo intergenerazionale, intenso e duro dove il reale si fonde con l’immaginario, è costruito in un modo particolare, con un registro stilistico variabile: saggistica e narrativa si alternano per focalizzare i temi proposti dall’autrice.
Si tratta di un testo impegnato che richiede la giusta dose di attenzione da parte del lettore, vengono analizzati punto per punto alcune questioni che ci riguardano molto da vicino come la pandemia, la crisi economica e sanitaria, la lotta di classe tra le lobby e gli invisibili e per finire le fragilità che minano l’animo di ragazzi e di anziani.
Stefania de Girolamo dedica questo libro principalmente ai giovani, portandoci a conoscenza di una nuova pratica di cui sinceramente ignoravo l’esistenza: lo shifting, simile ad un sogno che permette alle persone, attraverso una complessa forma di meditazione, di cambiare la propria realtà durante un apparente stato di trance.
Agostino e Eleonora sono i personaggi chiave che ruotano intorno al nostro protagonista Gianluca, un ragazzo problematico e vulnerabile, che trascorre tutta la notte navigando in rete, giocando alla Ps4 e dimenticandosi persino di mangiare e di lavarsi, dedito regolarmente allo shifting, per evadere dalla amara realtà e provare ad essere finalmente felice.
Agostino è un signore anziano che dopo una vita trascorsa circondato dall’amore dei genitori, rimasto solo decide spontaneamente di trasferirsi in una casa di riposo.
Eleonora è una signora dall’aria misteriosa che appare all’improvviso diventando una di famiglia per lui, solo alla fine si scoprirà chi è veramente.
In questo romanzo la solitudine, l’egoismo e l’indifferenza sono anch’essi protagonisti, i personaggi che risiedono tra le pagine sono fondamentali per raccontare uno spaccato di vita così attuale.
Termini come “centri di smaltimento” per identificare le rsa, bipedi per descrivere le persone comuni, sono un pugno nello stomaco ma rendono bene l’idea.
La tecnica narrativa del flash-forward, la scrittura matura e precisa e le dettagliate descrizioni che caratterizzano l’opera, fanno in modo che il lettore percepisca subito ciò che la scrittrice vuole trasmettere (a mio modesto parere avrei snellito il testo di un paio di pagine perché l’ho ritenuta una lettura esaustiva già da oltre metà romanzo ).
Nel complesso è un libro che merita di essere letto perché smuove la coscienza collettiva.
Mi è piaciuta molto questa citazione conclusiva che ho voluto riportare:
“L’uomo non deve stare solo, gli esseri umani devono stare insieme, lavorare insieme e non per lo stipendio ma per l’altro”.
Stefania de Girolamo nasce a Genova, si diploma perito turistico e studia la lingua russa, compiendo poi un lungo viaggio nell’Unione Sovietica.
Esordisce nella narrativa con alcuni racconti, poesie e con il romanzo “Insieme ce la faremo”, pubblicato in self-publishing.
Con “Stupro. La ragazza sporca” (Edizione del Poggio 2019) tratta il delicato tema della violenza sessuale.
Attualmente è editorialista presso “Movimento contro ogni violenza sulle donne”.
Elisabetta Bonaudi

“L’ inganno” di Diego Zilio… recensione di Elisabetta Bonaudi!

Ogni persona prima o poi durante il corso della vita, attraversa delle fasi critiche. Questo è quello che accade a Giorgio, un tretanovenne, sposato con Silvia e padre del piccolo Michele, nonché stimato dirigente.
Trovatosi all’improvviso, a causa di una ristrutturazione aziendale, senza lavoro, non sapendo come dirlo a sua moglie, inizia a compiere azioni ” di copertura “, trascorrendo intere giornate al bar o nei centri commerciali.
Grazie ad un corso auto-motivazionale, decide che è arrivato il momento di realizzare un suo progetto editoriale lasciato in sospeso da anni e per velocizzare la pubblicazione del suo manoscritto, si firma come Niccolò Ammaniti.
Nel frattempo però, avendo a disposizione parecchio tempo libero, ha il sospetto che Silvia lo tradisca col suo caro amico Marcello.
Questo fatto innesca in lui una situazione psicologicamente difficile da gestire, sentendosi da un lato sopraffatto dal dolore e contemporaneamente animato dal desiderio di vendicarsi.
L’inganno non è solo uno, ma Diego Zilio fa riferimento a più inganni: quello legato alla truffa editoriale, quello riguardante la sfera familiare e quello lavorativo.
Il testo è scorrevole, si legge davvero velocemente complice il fatto di voler sapere come va a finire la storia tra i due; una narrazione che procede ad un ritmo costante, grazie anche a un linguaggio semplice e mai banale.
L’autore attraverso Giorgio e Silvia, disegna un ritratto perfetto e preciso della coppia in crisi, non ci dice che ipocritamente andrà tutto bene.
LEI è una donna di trentasette anni dall’aspetto giovanile e ancora piacente, quella che da adolescente si vantava con le amiche delle sue avventurette sentimentali e che una volta sposata, si è dovuta adattare al ruolo di moglie e mamma modello, rinunciando ad essere se stessa e finendo così per non riconoscersi più.
LUI invece è il classico padre di famiglia rispettabile, che dopo aver perso il lavoro viene travolto da un senso di smarrimento, angoscia e frustrazione derivanti dallo spettro della decadenza dello status economico che era abituato ad avere e che lo spingerà a compiere atti eticamente e moralmente discutibili.
La crisi personale è spesso un catalizzatore di rinnovamento, tanti sono i cambiamenti che la persona affronta attraverso i successi, i fallimenti, gli amori e le delusioni.
Questo è un processo faticoso ma necessario per riprendere in mano la propria vita, cosa che i nostri protagonisti faranno.
L’ho trovato un romanzo completo ed intenso, che porta a fare le dovute riflessioni su chi siamo e cosa vogliamo veramente.
Diego Zilio, padovano, classe 1980, laureato in lettere e filosofia, giornalista di professione collabora con “Il Mattino” quotidiano della sua città.
Ha pubblicato con Panda Edizioni nel 2010 “L’undicesimo pensiero “, una raccolta di racconti, così come “Paris brucia” (Alcheringa 2013). Sempre con Panda Edizioni ha scritto il suo primo romanzo “L’unico giorno del mondo “.
“L’inganno” è il suo quarto libro di narrativa, uscito nel 2021 edito da Castelvecchi.
Elisabetta Bonaudi